PREVENZIONE: QUANDO L’ADOLESCENZA È IN FAMIGLIA

prevenzione in adolescenza

Un “terremoto” in famiglia, ecco come il Counselling può essere un valido strumento di prevenzione

L’argomento trattato in questo mese sulla pagina di TANDEM Counselling mi sta particolarmente a cuore, ecco perchè ho voluto approfondirlo con voi in questo articolo.

Il contatto con le nostre emozioni non è un atto spontaneo.

Per motivi di educazione o cultura è un argomento trascurato.

Facciamoci caso: fino a quando i problemi sul nostro cammino sono di natura pratica, il nostro cervello mette in atto delle strategie, cercando la soluzione più adatta alla situazione e alle nostre possibilità.

Ma quando il problema da affrontare coinvolge anche fattori emotivi, relazionali, affettivi?

Bhe, qui la nostra mente entra in conflitto con il nostro sentire ed è qui che nasce la necessità di sapersi ascoltare, di conoscere noi stessi e il nostro funzionamento. Cerchiamo un modo per trovare una conciliazione, una soluzione personalizzata che possa riportarci ad una condizione di benessere.

Ma questa non è prevenzione, questa è emergenza!

Vorrei farvi una domanda: “Se imparassimo ad ascoltarci, a conoscerci e ad avere maggiore consapevolezza delle nostre emozioni fin dalla giovane età, se fossimo abituati fin da piccoli a porci delle domande su ciò che sentiamo, su ciò che ci sta capitando nel nostro profondo, saremmo più preparati nel momento in cui ci si presenteranno le fisiologiche difficoltà della vita?”

La risposta sembrerebbe logica, ma non di semplice attuazione!

Il tema della prevenzione negli ultimi anni comincia ad essere affrontato nelle famiglie e nelle scuole ma c’è ancora molta strada da fare.

Invece di puntare il dito sulle istituzioni pubbliche e quindi guardare in macrocosmo, proviamo a concentrarci sul nucleo iniziale di tutto ciò.

Pensiamo a cosa noi possiamo fare per i nostri figli, nipoti, cugini.

L’idea di scrivere il Blog è anche un modo per conoscerci meglio, allora vi racconto un pezzetto di me.

L’altra sera  ho dovuto affrontare con mio figlio di 10 anni un discorso su un argomento puramente educativo. Ciò che è stato curioso, è che ha compreso l’errore della sua azione quando l’ho messo di fronte alle conseguenze che la sua decisione avevano avuto sull’altra persona.

Il fatto di parlare degli effetti delle sue decisioni, azioni o parole l’ha fatto pensare.

Durante questo confronto l’ho messo di fronte alle emozioni dell’altro e del come si era sentito. Tutto questo con grande amorevolezza naturalmente.

L’empatia si basa sulla consapevolezza, più siamo aperti verso le nostre emozioni tanto più saremo abili nel leggere le emozioni altrui.

Vi chiederete com’è finita? Chiaramente, mio figlio ci è rimasto male nel vedere in faccia le emozioni dell’altra persona, ma è un passaggio obbligato per riuscire a “vedere” l’altro. Il mio ruolo a quel punto è stato quello di contenimento.

Troppo spesso cerchiamo di proteggere i nostri ragazzi per paura che soffrano, ma in questo modo li facciamo vivere in maniera ovattata.

Perchè non assisterli e accompagnarli nella loro crescita aiutandoli in piccoli passi?

 

L’intelligenza emotiva, che comprende l’autocontrollo, l’entusiasmo e la perseveranza, oltre che la capacità ad auto motivarsi, rappresentano capacità che possono essere insegnate ai bambini, mettendoli così nelle migliori condizioni per far fruttare qualunque talento intellettuale loro abbiano.

L’infanzia e l’adolescenza offrono opportunità importantissime per stabilire le essenziali inclinazioni emozionali che governeranno la nostra vita.

Daniel Goleman

In un mondo come quello di oggi i ragazzi vivono tutto con estrema facilità. Possono viaggiare in tutto il mondo, comunicare in tempo reale, hanno tecnologia e benessere a portata di mano. Non hanno ostacoli da dover affrontare, da combattere e superare per attraversare momenti di sviluppo e crescita e dargli la possibilità di formarsi.

La famiglia può aiutare i ragazzi ad individuare per se stessi ostacoli formativi, che si traducano in stimoli, in capacità e in entusiasmo.

Siamo noi genitori che dobbiamo tornare a proporre regole ben chiare e chiedere ai figli un dialogo che li stimoli a guardare dentro di sé, a conoscere meglio il proprio mondo interiore. Paure, emozioni, risorse, solo così avranno i mezzi per sentirsi vivi in un mondo che sembra fatto apposta per tenerli in un eterno stand-by.

Sembra facile! Ma in realtà quante volte abbiamo sentito o detto la frase “Il mestiere dei genitori è quello più difficile!”

Il lavoro educativo è costante e diverso per ogni fase evolutiva del proprio figlio e se ci aggiungiamo le caratteristiche personali, di unicità, di ogni persona è chiaro che non esiste un manuale specifico da seguire.

Oggi abbiamo la possibilità di farci aiutare, sicuramente molti testi possono darci un’indicazione, ma il confronto con un professionista della relazione d’aiuto può darci ulteriori chiavi di lettura del comportamento umano.

D’altronde è nella relazione con l’altro che avviene uno scambio ed è qui che si provoca un cambiamento, un arricchimento della nostra persona. L’esperienza vissuta ci lascerà dei nuovi strumenti ed esserne consapevoli ci permetterà di utilizzarli al meglio in una situazione successiva. Ecco qui siamo nella prevenzione!

Il Counselling non si propone di curare l’individuo, ma di aiutarlo in un cammino di crescita. Lo scopo può essere visto come uno scopo esistenziale, preventivo più che terapeutico. Il Counselling agisce proprio in questa direzione: aiutare le persone ad aumentare il loro benessere, alleviare il disadattamento, risolvere le situazioni di crisi e promuovere la capacità di vivere in modo soddisfacente. Tutto questo aiutando il cliente a trovare una soluzione alle sue difficoltà in maniera autonoma e personale.

Sono tanti i momenti nella crescita di un ragazzo che possono mettere in crisi i genitori.

L’adolescente deve sviluppare la capacità di separarsi dalla famiglia e di individuarsi, costruendosi una propria identità; affrontare l’inserimento del gruppo dei pari; integrare la sessualità nell’immagine di sé, con la costruzione di un’identità sessuale; sviluppare un’identità sociale; avviare relazioni sentimentali e sessuali. Insomma un duro lavoro!

E tutto questo avviene in modo intrecciato con la vita quotidiana in famiglia.

La trasformazione che affrontano i ragazzi non riguarda solo la parte corporea ma il funzionamento mentale nel suo complesso. Possiamo quindi immaginare come cambi anche il modo di porsi in famiglia.

Cambiano i desideri, le opinioni, i pensieri.

Il confronto all’interno di un colloquio di Counselling può dargli la possibilità di essere attivi nel cambiamento, scoprendo parti di sé ancora sconosciute e riconoscere e verbalizzare nuove emozioni.

 

Ricordiamoci che il Counselling lavora nel “qui ed ora” momento in cui vivono i nostri ragazzi. Nel vero senso della parola. Gli adolescenti vivono in un eterno presente.

In pre-adolescenza, la parte del cervello più attiva è quella che presiede eccitazioni ed emozioni, mentre quella del ragionamento è ancora in fase di costruzione. Si vive qui e ora, in un eterno presente.

Alberto Pellai

Un ragazzo nell’età dell’adolescenza può provocare un vero e proprio terremoto nell’equilibrio di una famiglia. Ma non perdiamoci d’animo, ci sono passati tutti! Non si dice così?

Ciò che può essere utile è comprendere la situazione e cercare una strada per uscirne, abbandonando la mentalità e le modalità consuete senza ricoprirsi di sensi di colpa per eventuali errori commessi.

Spesso i genitori che sostengono di aver dato tutto ai propri figli non si capacitano del fatto che loro si mostrino sempre scontenti, arrabbiati e che si ribellino a tutto e tutti, chiudendosi nel proprio mondo e tranciando il dialogo con gli adulti.

Le domande dei genitori possono essere molteplici. Si sentono responsabili di ciò, di aver fatto troppo o troppo poco, di essere stati più o meno presenti, di aver messo troppe o troppo poche regole, entrando così in un circolo vizioso.

 

La figura del Counsellor può aiutare anche in questo caso. Un percorso nel confronto e sostegno con un professionista ci dà la possibilità di vedere la situazione da un punto di vista diverso, decomprimere la situazione e affrontare il momento con maggior serenità.

La cosa più importante che i genitori possono insegnare ai loro figli è come andare avanti senza di loro.

Frank A. Clark

 

Per concludere, cerchiamo di ricordarci una cosa, non diamola per scontato: in fondo ci siamo passati anche noi nel periodo dell’adolescenza, un po’ di comprensione non guasta! E per ricordare la nostra adolescenza vi lascio con questa canzone.

Se volete lasciare un commento, saremo felici di “ascoltarvi”.

A presto!

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