PAROLA D’ORDINE: SPERIMENTARE!

sperimentare per alleggerire l'esistenza

Per alleggerire l’esistenza

Settembre è arrivato. Per qualcuno di noi le vacanze sono terminate, per qualcuno non sono mai arrivate. 

Noi, da brave Counsellor, ci siamo prese degli spazi, per poter rallentare e restituirci quell’equilibrio che la frenesia del quotidiano spesso ci toglie.

Dopo una piacevole e rigenerante passeggiata al Parco del Valentino, ci sembra il momento migliore per dedicarci al blog. Una delle cose che a noi di Tandem piace è vivere appieno la nostra città, Torino, a cui siamo molto affezionate. Vi ricordate la skyline presente sulla prima pagina del nostro sito? C’è un profilo del legame che abbiamo con la nostra città. Ecco il Parco del Valentino è un altro di questi luoghi. 

Il cellulare è attivo, intorno il profumo della città immersa nel parco più romantico che si possa trovare a Torino. Scoiattoli corrono lungo i sentieri, il vociare  delle persone intorno, il fruscio leggero degli alberi. 

Ma ora veniamo a noi, avete letto il blog di agosto? Parlavamo di leggerezza!

Sì, quel concetto, quella filosofia di vita, quel modo di approcciarsi alle situazioni quotidiane che ci permette di sentirsi meno pesanti e meno schiacciati. 

Belle parole, molto significative. Ma nella vita di tutti i giorni come si fa a viverle per davvero? 

Sperimentando. Altra bellissima parola. Fare un tentativo: modifico le mie abitudini, il mio solito approccio alle cose e provo: se in questa nuova dinamica mi trovo meglio, tanto di guadagnato, se mi accorgo che non mi appartiene posso sempre tornare alla mia vecchia modalità. Vogliamo provarci insieme? 

Come abbiamo detto all’inizio, la nostra vita è intensa, attiva. La società richiede una continua e ottima prestazione. Ma quanto è funzionale questo a noi?

Non siamo sagge, né maestre, siamo semplicemente Counsellor. Il nostro interesse è quello di invitare le persone che lo desiderano a prendersi un po’ cura di sé, a osservare con occhi diversi ciò che realmente possiedono. 

Allora dedichiamoci un po’ di tempo. 

Pensiamo alle nostre azioni. Adler ci insegna quanto una buona vita affettiva, lavorativa e sociale  (i tre compiti vitali) siano necessari per il benessere di ogni individuo. E allora cerchiamo di coltivare rapporti sani all’interno di questi ambiti.

Una vita di relazioni è ricca e intensa, ma a volte lasciamo che elementi meno positivi la inquinino. Possiamo provare ad allontanarli, certo nei limiti del possibile! Ma se così non fosse allora possiamo sempre modificare le relazioni che non ci soddisfano. 

Il pettegolezzo, il pregiudizio, sono necessari? Purtroppo sono dannosi per le persone e ancor più per le relazioni, proviamo ad osservare le persone che ci stanno intorno. Sicuramente possiamo ignorare le mosse di chi cerca di danneggiarci, provando a “farcele scivolare addosso”!

La vita è altrove. Curare e coltivare i propri affetti sono azioni che ci portano a dare, ma anche a ricevere. Molto semplicemente una telefonata, un frase affettuosa non ci rendono più fragili, ma più felici. Quando qualcuno a cui vogliamo bene ce lo dice la nostra reazione immediata è un sorriso? E allora non può che farci bene.  La gentilezza fa bene a chi la offre e a chi la riceve. Come tutte le condotte prosociali (ovvero, quei comportamenti mirati a procurare effetti positivi sugli altri senza aspettarsi nulla in cambio) è un potente antidoto allo stress.  Aiuta a controllare l’ansia e il risentimento, serve per relativizzare i problemi personali perché devia l’attenzione da se stessi. Inoltre, ti restituisce un feeedback positivo, quindi favorisce l’autostima.

Quanti benefici in un semplice “Grazie!”. 

Le continue prestazioni, invece, ci portano al voler tenere tutto sotto controllo. Ogni cosa deve andare esattamente come ce l’eravamo immaginata. Ma è possibile? Alla lunga questo atteggiamento è causa di ansia e frustrazione. Non tutto si può manovrare, indirizzare, modificare. Quello che possiamo controllare o meglio orientare è il nostro sguardo sugli eventi. Quindi proviamo ad essere obiettivi con noi stessi, e magari un pò meno severi.

Per alleggerire l’esistenza cerchiamo di essere più indulgenti verso di noi. Per perdonarsi, è fondamentale capire quali siano le emozioni che ci fanno sentire in colpa (insicurezza, invidia, gelosia…?), solo così la mente riuscirà a rielaborare e a fare pace con se stessa. Ma anche i giudizi esterni possono essere macigni. Trascinarli come “palle al piede” può servire? Hai sbagliato e ti hanno giudicato male? Avrai modo di rifarti!

I giudizi vanno digeriti e metabolizzati: se ne estrae quello che serve per migliorarci, il resto sono scorie da smaltire. Viviamo un’osservazione che ci viene fatta come un giudizio, ma a volte è solo un’osservazione. Cerchiamo di non partire sempre prevenuti di fronte agli altri, potremmo imparare lati nuovi di noi stessi. Sì perchè tutti noi ci specchiamo nell’altro.

E come si può fare tutto questo? Ogni giorno proviamo a ritagliarci dei piccoli, ma davvero piccoli, momenti di piacere. E’ importante costruirsi rituali, anche di pochi minuti, che ci restituiscano calma e carica. Che sia sfogliare una rivista, occuparsi dei fiori sul terrazzo, ricamare o ascoltare del buon rock in auto mentre vai a lavoro…  può aiutarci a ricaricare di energia positiva.  

“Ma se sono sempre di corsa e pieno di impegni?”

Talvolta siamo così presi dell’essere performanti e perfetti che ci dimentichiamo di respirare! Possibile? A volte siamo così affannati che non lo facciamo. Una buona pratica per calmarci o per affrontare un momento difficile è quella di fare un respiro profondo. Con la pancia. Si rallenta il ritmo del respiro e si aumenta la profondità di ogni ciclo di inspirazione/espirazione. Si compiono scelte più  assennate quando lo facciamo. Si osserva meglio quello che realmente accade, restituendo il giusto peso alle cose.

Qualche volta è utile fare l’esercizio di estraniarsi da sé e guardarsi come in un film, per vedere se il comportamento attuato è utile e osservare la reazione dell’altro. Vi sarà capitato di dire o fare qualcosa con un’intenzione che però è stata fraintesa! Bhè questo accade quando siamo troppo proiettati su noi stessi e perdiamo di vista l’altro, il quale ha sicuramente un metro di misura diverso dal nostro. Abbiamo già accennato all’unicità delle persone, no? Ma lo approfondiremo presto.

D’altronde questo è quello che accade in un percorso di counselling, perchè non provate a sperimentarlo?

Ricordiamo le parole di Calvino già citate nello scorso blog:

Il planare sulle cose dall’alto, senza avere macigni sul cuore

Se volete lasciare un commento, saremo felici di “ascoltarvi”.

A presto!

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