LAVORO QUINDI ESISTO

lavoro quindi esisto

 Lavoro = Identità?

Maggio. Mese che inizia con il ricordarci che come persone abbiamo desiderio, diritto e dovere al lavoro. Tre D che si ripetono. Tre D che rimarcano che, come esseri umani, abbiamo un legame imprescindibile con ciò che svolgiamo quotidianamente nelle nostre vite.

Culturalmente il lavoro ha una funzione, un valore primario. Nella nostra Costituzione il lavoro è il pilastro fondamentale su cui si basa la nazione e la società.

 

L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.

Costituzione Italiana

Pensateci. Quando conosciamo una persona nuova, la prima domanda che gli poniamo è: “ Che cosa fai nella vita?”. Con questo interrogativo ci interessiamo all’occupazione dell’individuo che abbiamo di fronte, al lavoro che svolge. Da piccoli infinite volte ci è stato chiesto: ”Cosa vuoi fare da grande?”. Anche in questa occasione la domanda ci riporta ad una risposta che prevede un mestiere, un lavoro.

Il lavoro è, dal punto di vista sociale e relazionale, il nostro biglietto da visita, il nostro manifesto. Ci definisce. Ci descrive.

Ma cosa significa? Treccani ci aiuta spiegandoci che il lavoro è un’attività produttiva. Prevede la messa in atto di conoscenze, intellettuali o manuali, per produrre beni in cambio di un compenso. È un servizio utile che si rende alla società. Lavorare significa quindi occupare il tempo nel fare qualcosa di produttivo, traendone un vantaggio generalmente economico.

Nascono dal lavoro altri due termini: occupato e disoccupato. Essi definiscono uno status, un ruolo. Una posizione all’interno della società che ci circonda.

Prendete il vostro portafogli. Solitamente all’interno teniamo i documenti personali. Tra mille  tessere ecco sbucare la Carta d’Identità. Essa contiene tutte le informazioni necessarie per essere riconosciuti. E’ un documento formale. Se desideriamo viaggiare, se vogliamo attivare un contratto telefonico, acquistare un grosso elettrodomestico, iscriverci ad un’attività sportiva e via dicendo, abbiamo necessità di mostrarlo.

Una delle voci presenti, insieme alla nostra descrizione fisica è PROFESSIONE. Il documento che ci restituisce la nostra identità ci chiede che lavoro che svolgiamo.

Ecco che allora diventa sempre più chiaro ed evidente quanto la nostra occupazione quotidiana sia importante per ognuno di noi.  È nel contesto lavorativo che molti di noi trascorrono la maggior parte delle ore del giorno. E’ il luogo in cui investiamo molte delle nostre energie. Inoltre è  la fonte primaria di un reddito, per la maggior parte delle persone. Ci fornisce uno stipendio. Ci permette di pagare il mutuo e le spese di casa, di fare shopping, di concederci svaghi che hanno il potere di gratificarci.  

Siete d’accordo? E’ proprio così?

Il lavoro, a volte, è più che un mero stipendio! Esso gioca un grande ruolo nel determinare come vediamo noi stessi. Perderlo, d’altro canto, può farci sentire smarriti, come se una parte importante di noi non esistesse. Ci restituisce un’identità, un ruolo. A volte ci rimanda unicità, altre volte ci omologa. In questo mese sulla  nostra pagina Facebook di TANDEM Counselling abbiamo affrontato diversi aspetti del lavoro.

Ma torniamo a noi e soprattutto a voi. Se pensate al vostro lavoro vi identificate?

E poi vogliamo porci un’altra importante domanda. Che rapporto si crea tra lavoro e identità personale?  Molti studiosi e ricercatori hanno analizzato tale legame. Dal punto di vista emotivo e sociale è emerso come  l’attività lavorativa svolta sia un potente indicatore di molte qualità personali e sociali per gli altri, ma soprattutto per noi stessi. Il lavoro è in grado di favorire autostima, dignità e soddisfazione personale. La sfera professionale rappresenta una realtà complessa in cui gli aspetti economici si legano a valenze sociali ed individuali. Attraverso il nostro lavoro ci sentiamo utili, ma non solo. Cresciamo e attribuiamo valore e significato a ciò che svolgiamo ogni giorno. Se apparteniamo alla vecchia generazione abbiamo svolto lo stesso lavoro per anni. Può essere che siamo entrati in un’azienda e al suo interno ci sia stata un’evoluzione. Magari abbiamo cominciato con un ruolo da segretaria o da magazziniere e abbiamo avuto la possibilità di acquisire sempre maggiori competenze e salire di livello, arrivando a diventare responsabile. Oppure apparteniamo alla nuova generazione. Siamo abituati a ricoprire un ruolo ma in ambiti e settori continuamente diversi. Questo ci ha portato a sperimentarci, inducendoci a buttarci in situazioni differenti. Sviluppando la nostra capacità di adattamento.

E’ attraverso la nostra occupazione quotidiana che creiamo rapporti sociali di collaborazione, dominio  o sottomissione. Ne conseguono diversi sentimenti. Un differente modo di stare in relazione con le persone che ci circondano.

 

Affermava Dostoevskij:

Se vuoi trasformare un uomo in una nullità, non devi fare altro che ritenere inutile il suo lavoro

Questa è un’affermazione importante. Siete d’accordo con questo pensiero?

Il lavoro fornisce fiducia in noi stessi. Sentire sminuito ciò che svolgiamo può danneggiarci notevolmente. Può indurre pensieri negativi, che se si ripetono nella nostra testa, posso trasformarsi da pensieri ad agiti. Conseguenza è il non riconoscersi più come persona. Dimenticarsi ciò che si è costruito. Pensare e credere fermamente che tutti e proprio tutti sono in grado di ricoprire perfettamente il nostro ruolo.

 

Lasciamoci un attimo suggestionare da questa frase.

Quando qualcuno ti chiede “chi sei ?” e tu rispondi “ sono un ingegnere”, dal punto di vista esistenziale la tua risposta è errata. Come potresti mai essere un ingegnere?L’ingegnere è ciò che fai, non ciò che sei. Non chiuderti troppo nell’idea della funzione che svolgi, potrebbe diventare una prigione.

Osho

Nella nostra società, in cui è richiesta sempre maggiore flessibilità, può essere pericoloso identificarsi sempre più con un mestiere.

Io sono forse Counsellor perché ho attitudine alle relazioni umane o è il mio interesse per le persone che ha indirizzato i miei studi al Counselling? Qual è la reale conseguenza?

Ecco che allora andiamo a scoprire come un percorso di Counselling può essere utile laddove si incontrino difficoltà nel nostro quotidiano lavorativo. Il Counsellor può aiutare le persone a star bene sul lavoro, facilitandone la crescita professionale e personale.

Il “filo conduttore” del lavoro di Counselling è costituito dalla ricerca di un contatto profondo con i propri talenti. Attraverso la presa di coscienza con le risorse più intime, con la propria energia naturale, si può procedere verso un graduale potenziamento di sé.

 

Sviluppando una maggiore consapevolezza, la persona impara a riconoscere il senso delle proprie esperienze e il valore del momento esistenziale che sta attraversando, che sia di disagio o transizione lavorativa, arricchendo la propria vita.

Se volete lasciare un commento, saremo felici di “ascoltarvi”.

A presto!

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