I RAGAZZI OGGI E IL MONDO CHE VERRA’

ragazzi e social

 Affianchiamo i nostri ragazzi nella loro crescita

Se avete seguito la nostra Pagina Facebook in questo mese avrete visto che abbiamo voluto confrontarci con voi su un argomento specifico.

Come avrete ormai capito l’argomento prevenzione ci sta a cuore.

E’ un argomento che tocca tutti e su diversi ambiti.

Se dobbiamo parlare di prevenzione riguardo ad un malessere sociale, ormai diffuso, l’occhio chiaramente va ai più giovani.

Spesso capita di fare paragoni tra i giovani di oggi rispetto a quelli di generazioni passate, ma i paragoni non sono strumentali. Questo perchè la crescita e l’evoluzione di una persona va costantemente contestualizzata al tempo in cui vive.

La socializzazione tra ragazzi è passata dal ritrovarsi per strada o nei cortili all’utilizzo di social e dispositivi elettronici. Il salto è abissale!

Di certo non siamo qui per giudicare cosa sia meglio o peggio, non è questo l’atteggiamento del Counselling.

Piuttosto analizzare il contesto sociale evidenziando quali possano essere le risorse che vadano a migliorare la nostra qualità di vita e quelle che possano essere dannose.

 

Secondo un articolo della CEI

In Italia un minore su due è vittima di episodi di bullismo e cyberbullismo, spesso ripetuti nel tempo. L’età più a rischio è quella compresa fra 11 e i 17 anni, anche se il periodo più critico è fra 11 e 13. Se fino a pochi anni fa le aggressioni erano fisiche e verbali, negli ultimi tempi gli atti di bullismo sono migrati sulla rete.
Un vero e proprio fenomeno che spesso sfugge al controllo di genitori e istituzioni

Purtroppo è proprio così!

Ho un figlio di quasi 11 anni e le richieste di giocare on-line con i suoi amici ormai sono all’ordine del giorno!

Richieste ingenue, perchè il significato “on-line” non è chiaro per un bambino di 11 anni.

Spiegare ai nostri figli che entrare in rete è come andare da soli in una piazza di una capitale europea, dove gli incontri possono essere con chiunque non è un concetto semplice per loro.

La loro visione è quella di un gioco e come tale chi si collega vuole giocare come loro e con loro. 

D’altronde non ci sembra corretto spaventare dei ragazzini raccontando quali possano essere i pericoli nel dettaglio.

Ma noi li conosciamo bene questi pericoli. Dal cyberbullismo ai “giochi”, permettetemi le virgolette perchè giochi non sono, dei challenge di mangiare i cibi con gli involucri di plastica, oppure con suggerimenti autolesionistici. Insomma ne avrete sentiti per tutti i gusti.

La prima reazione da parte di noi adulti qual’è? Paura, rabbia, istinto a isolarli dal web. Lo so, ma non è questa la soluzione. Sappiamo bene che  più una cosa viene negata e proibita senza spiegazioni e più questa cosa sarà attraente agli occhi dei ragazzi.

Allora come fare?

Roberto Saviano, in un’intervista alla Stampa, alla domanda “Come si educa una generazione che trova tutto questo naturale?” Risponde: “Insegnando l’empatia. A gioire o soffrire se il prossimo è felice o infelice. A non fargli ciò che non vorresti fosse fatto a te. A guardarlo in faccia mentre soffre, solo così si diviene empatici, cosa impossibile se tutto è limitato alla relazione virtuale”.

Bhè credo abbia centrato il punto.

Aiutiamo i nostri ragazzi a sviluppare la capacità dell’empatia. Ma cosa significa Empatia.

L’Empatia è la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato, prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale. 

E’ insita in tutti noi, ma è necessario abituarsi ad usarla. Motivo per cui in forma di gioco si possono stimolare i più giovani in questo senso.

La situazione emotiva dell’altro non può essere percepita attraverso un tweet! Lo sapevate che la traduzione di questa parola in italiano è “cinguettare”! Ci da un’idea del peso da dare!

Ma ora veniamo a come il Counselling possa essere un valido strumento d’aiuto per i genitori e per i ragazzi.

In un momento di disagio la prima sensazione che proviamo è la solitudine, se siamo vittime di violenza fisica o virtuale il senso di colpa può spingerci ancor di più nell’isolamento.

Oggi, data la diffusione di questi fenomeni, le possibilità di aiuto sono molteplici.

Nel Counselling si ritrova uno spazio privato e sicuro in cui confrontarci. Non c’è giudizio!

Avere la possibilità di confronto con un professionista della relazione d’aiuto da modo di sentirsi capiti e accolti nella nostra totalità. E’ il dialogo, l’esprimere i nostri pensieri insieme ad un professionista che ci permette di entrare in contatto con le nostre emozioni in modo da guardarle in faccia e accoglierle.

Questo percorso ci da la possibilità di acquisire consapevolezza del nostro sentire, riuscendo così ad attuare strategie personali per uscire da un momento di impasse.

Durante il percorso di Counselling ci si esercita a mettersi nei “panni” dell’altro, questo sempre nell’ottica del come si sente e cosa sta provando. Le emozioni entrano in risonanza ed è così che possiamo capire da dove tutto parte.

 

Sembra un lavoro complesso, in parte lo è, soprattutto se non si è abituati, ma questa capacità è insita nell’essere umano (non ci stancheremo mai di ripeterlo) sta a noi svilupparla e utilizzarla nel nostro “qui ed ora”.

Ascoltare, essere attenti, consolare, perdonare, accompagnare, abbracciare, aiutare sono verbi che a volte dimentichiamo. Bisognerebbe scriverli su una parete accanto alla porta di casa, e leggerli ogni volta che usciamo nel mondo.

Fabrizio Caramagna

Questa frase ci ricorda quali siano le priorità che dovremmo trasmettere ai nostri figli, la famosa cassetta degli attrezzi che dovrebbero avere sempre con loro. E’ un bagaglio che sta a noi tramandare perché li metterà nella condizione di entrare in contatto con il mondo in modo sano.

Qualcuno starà pensando “Sì, certo in un mondo fatato! E i pericoli?”

Capisco perfettamente le preoccupazioni e i pensieri di questo tipo. 

Cercare di avere un buon dialogo con i nostri ragazzi ci permette di metterli in guardia sui pericoli che potrebbero incontrare, ed è parte integrante del ruolo genitoriale ed educatoriale.

Ma ricordiamoci che una cosa non esclude l’altra. E’ possibile essere prudenti mantenendo una fiducia ed un’apertura nei confronti del mondo.

Ricordiamoci di affiancare, partecipare al percorso di crescita dei nostri ragazzi, non dobbiamo rischiare di diventare dei controllori della loro vita.

Spero di aver stimolato delle riflessioni. Questo argomento lo ritengo molto importante per due ragioni: uno, ovviamente, per cercare di migliorare il benessere dei nostri ragazzi, dato che in qualche modo questa realtà ci tocca tutti; secondo perchè penso che in un momento sociale in cui ognuno di noi spera, in cuor suo, di ottenere un mondo migliore, quale modo se non quello di investire nelle generazioni future?

 

Vi lascio con un film che ritengo carico di forza ed energia, oltre ad essere emozionante e divertente. Un film che sono contenta di aver visto con mio figlio qualche anno fa, prima volta in cui l’ho visto commosso al cinema

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Se volete lasciare un commento, saremo felici di “ascoltarvi”.

A presto!

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