EMOZIONI IN MOVIMENTO

Entrare in contatto con le proprie emozioni.

Il 9 ottobre è finalmente arrivato. Ho atteso a lungo questo giorno. Le emozioni che provo sono tante, svariate. Passano dall’eccitazione alla paura, dall’ansia all’entusiasmo. E’ un  evento che è nato con lo stimolo di  Dario. Appartiene al gruppo dei Poliamorosi di Torino , e mi ha proposto di parlare come Counsellor, di emozioni. E’ passato molto tempo da quando mi ha fatto questa proposta, è stato un tempo di attesa e di studio. 

Le emozioni sono il “pane quotidiano” in un percorso di Counselling. Ed ora eccomi qui, pronta per un pomeriggio in cui, grazie ad un gruppo di persone nuove, affronteremo un tema importantissimo, utile e controverso per il nostro vivere nel quotidiano. 

Utilizzerò dei giochi narrativi, delle tecniche per aiutarli ad osservarsi un po’. Partiremo parlando del Percorso di Counselling e della necessità di rivolgersi ad un Counsellor.  Se stai vivendo un periodo di empasse, di cambiamento e ti  senti come incastrato, ecco che potrebbe essere utile. Il Counselling nasce da Rogers, psicologo e psicoterapeuta statunitense, fondatore della terapia non direttiva. Parte dall’assunto centrale che il cliente sa di più. E’ il cliente che sa quello che sta facendo, come lo fa sentire, se sta soffrendo ed è sempre il cliente che sa quale sarà il passo successivo da compiere. Il Counsellor è quella figura professionale, non terapeutica, che mette il cliente a contatto con le proprie emozioni, i limiti e le risorse interiori, piuttosto che influenzarlo circa la direzione da prendere. Si lavora pertanto sulle responsabilità della propria vita, accettandole. Le persone possono essere capite solo partendo dalla loro percezione del mondo e dai loro sentimenti, ossia dal loro mondo fenomenologico. Non sugli eventi che esperiscono ma sul modo in cui li esperiscono. 

Apriremo insieme poi un infinito vaso di Pandora: giocheremo e scopriremo le emozioni partendo da due citazioni differenti ma molto simili.

Il processo di misura – e con esso l’osservatore che lo compie – non è in alcun modo scindibile dall’oggetto misurato, è addirittura distruttivo, perturba irrimediabilmente e irreparabilmente l’osservabile

A. Einstein

L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni; E così noi vediamo magia e bellezza in loro. Ma, in realtà magia e bellezza sono in noi.

– K Gibran –

Queste due frasi dicono forse la stessa cosa? Gibran, poeta e aforista libanese, ed Einstein, con la meccanica quantistica, sottolineano come il nostro occhio possa influenzare ciò che stiamo guardando. Il nostro modo di osservare può rendere meraviglioso ciò che ci accade intorno. Le nostre emozioni e credenze influenzano la lettura di ciò che vediamo e viviamo.  Trovare similitudini in due ambiti di vita molto differenti è curioso. Due tesi uguali espresse da studiosi differenti non fa che confermarle.

Dovrò fare una piccola digressione. Un passo indietro. Portare l’attenzione dei partecipanti su una differenza importante tra emozione e stati d’animo. Emozioni e umore differiscono nella possibilità di identificarne l’origine. Nel caso di un’emozione non siamo sempre consapevoli del fattore scatenante, ma successivamente riusciamo a individuarlo. Per contro capita che siamo preda di un umore irritabile, senza sapere il perché. Stati d’animo e emozioni possono rinforzarsi reciprocamente. Se mi sveglio di pessimo umore probabilmente sarò più incline all’arrabbiatura la mia percezione sarà più disposta a certi fatti. Sono molte le cose che dipendono dall’atteggiamento mentale, dal modo di sentire. E’ qualcosa che sperimentiamo tutti quanti. La maggior parte degli scienziati ritiene che gli stati d’animo abbiano origine da fattori neuro-ormonali. Gli stati d’animo non ci concedono nessun vantaggio. Filtrando la nostra percezione del mondo ci inducono a reagire sulla base di una visione della realtà ristretta. L’umore è una sorta di impronta mentale che perdura nel tempo. Quando siamo di pessimo umore cerchiamo involontariamente un motivo per arrabbiarci. Abbiamo una sorta di predisposizione biologica alla rabbia. Nel manifesto di Tandem esprimo un’incoraggiante possibilità di lavorarci e scegliere di che umore possiamo essere. 

Tornerò al concetto di emozioni. Non ne esistono di  giuste o sbagliate. Osservandoci possiamo  associare ad una situazione un’emozione e successivamente potremmo associarne un’altra. Così come potremmo accomunare immediatamente alla stessa situazione emozioni simili ma anche contrapposte. Ecco perché è tanto utile conoscerci e conoscerle: per capire meglio noi stessi. Ognuno di noi, quando ha a che fare con le emozioni, ha un bagaglio fatto di ricordi, esperienze e credenze. Le emozioni sono una risorsa. Tutte.

Alcuni studi scientifici tendono a pensare alla mente come ad un elemento scomponibile in vari componenti e tratti. Una delle tante scomposizioni che sono state immaginate vedono la mente divisa in due sottosistemi chiamati ragione ed emozioni. Le emozioni in questo caso vengono viste come fattore di disturbo di una prestazione mentale, che in loro assenza sarebbe idealmente razionale. Distinguiamo a volte il nostro corpo con due cervelli, indicando la testa per la ragione e la pancia per le emozioni. A volte definiamo ragione ed emozioni come entità diverse, separate e potenzialmente conflittuali. Ebbene tutte queste diverse teorie possono essere, a carattere medico, molto utili e curative.

I costruttivisti ne danno una visione sinergica. Damasio sostiene che questi due sistemi sono difficilmente dissociati. L’emozione guida la decisione anticipando gli esiti futuri dell’azione. Le emozioni, per comprendere il nostro comportamento, risultano essere modi di essere presenti, agli stati intenzionali che esprimiamo. Emozione e ragione non sono altro che due facce della stessa medaglia, della stessa realtà. Interpreteremo tale realtà con la nostra possibilità di agire nel mondo, con il nostro vissuto fenomenologico. Le emozioni diventano gli strumenti in grado di orientarci nella nostra continua ed incessante attività di costruzione di nuovi significati. Sono i nostri campanelli d’allarme. Ogni emozione possiede uno specifico valore informativo, in quanto portatrice di indicazioni vitali circa le esigenze e i bisogni di ognuno di noi. Rispetto alle nostre relazioni con gli altri e con il mondo esterno. Non esistono emozioni giuste o sbagliate. Possono essere piacevoli o spiacevoli. Devono essere comprese nel loro valore informativo e comunicativo. Secondo la teoria evoluzionistica di Darwin tutte le emozioni aiutano l’essere umano nella sua sopravvivenza. Il sistema nervoso autonomo, colui che ha il compito di gestirle, denota come loro caratteristiche che esse siano istintuali. E’ impossibile evitarle. Possiamo però riconoscerle e controllarne le reazioni comportamentali. Farle diventare utili.

Daniel Goleman, famoso psicologo americano, scrittore di diversi saggi sull’intelligenza emotiva, spiega come il comprendere e gestire le emozioni proprie possa permettere di migliorare la nostra vita, portando successo nel lavoro, nelle relazioni e nella qualità stessa della nostra vita. Riconoscere le emozioni è la chiave per andare oltre. L’intelligenza emotiva è la facoltà di comprendere la propria vita emotiva – ovvero essere consapevoli di sé stessi, più capaci di gestire le emozioni perturbatrici e più sensibili alle emozioni altrui – nonché la capacità di utilizzarle per creare interazioni riuscite e arricchenti. E’ possibile, per ognuno di noi coltivarle.

Le emozioni possono rivelarsi nocive o utili a seconda dei nostri comportamenti. Possiamo sentirle, attraverso i nostri pensieri e il nostro corpo, e da quello che poi si attivano delle reazioni o delle azioni. E’ attraverso il nostro corpo che reagiamo. All’innescarsi di un’emozione partono una serie di impulsi che vengono tradotti in pensieri, azioni, parole e movimenti del corpo. Una volta attivato il comportamento emotivo, comincia un periodo refrattario, nel corso del quale non solo non riusciamo a monitorare il nostro comportamento ma non siamo neppure in grado di fare marcia indietro. Nel mondo esterno non percepiamo più nulla che non sia perfettamente coerente con l’emozione che stiamo sperimentando (blog emozioni in movimento). Non possiamo accedere alle nostre conoscenze che ci permetterebbero di smentire l’interpretazione emotiva della realtà. Ogni emozione può essere espressa in modo costruttivo o distruttivo per poter scegliere tale modo dobbiamo essere coscienti dell’emozione stessa nel preciso momento in cui sorge, nell’istante in cui la scintilla si trasforma in fiamma, dall’impulso all’emozione. 

Un’altra caratteristica di cui vorrei parlare è come stiamo usando ogni giorno il nostro flusso di emozioni che proviamo continuamente.

 I social ci spronano ad esprimermi, condividere emozioni ed opinioni. Un motto comune è : “ Sii onesto”. Sembra che siano tutti occupati ad esprimere se stessi. Questo uragano incontrollato di espressione non so quanto sia efficace: è aspro, tagliente. Può sembrare divertente, genera un sollievo temporaneo alle emozioni represse, ma cosa si ottiene realmente? Il mondo non sembra essere diventato un luogo più gentile e piacevole. L’osservazione delle proprie emozioni, dei movimenti del pensiero, può generare comportamenti socialmente utili, senza espressione né repressione. E allora da dove si parte? 

Osserviamo il nostro linguaggio e il nostro comportamento quando discutiamo con una persona cara, un familiare, un partner, un collega di lavoro. Diciamo: “Sono geloso!”. “Sono depresso”. “Sono arrabbiato”. Senza renderci conto fissiamo la nostra identità su una sensazione del momento. Paul Ekman, famoso studioso americano delle emozioni e delle espressioni facciali conseguenti, sostiene che la durata maggiore di un’emozione è pari ad un’ora. Fatti quotidiani gravi di violenza ci riportano a come l’identificazione con le emozioni possano essere dannose. Cosa fa un uomo, quando svanita la rabbia, si rende conto di aver ucciso la sua compagna? Noi cominciamo a creare un mondo più sano nel momento in cui sviluppiamo la capacità necessaria per restare con i sentimenti, senza doverli immediatamente mettere in atto. 

Ecco il primo passo: sapere cosa stiamo provando. Attraverso la conoscenza di noi stessi e delle nostre emozioni. Restiamo presenti alle emozioni senza necessariamente doverci fare qualcosa. Non siamo solo i nostri sentimenti. In avvenimenti di crisi possiamo agirli in modo da innescare pessime conseguenze, convinti di agire a partire dal nostro io più autentico. Provare emozioni, sentimenti, pensieri è proprio della natura umana, è ciò che ci rende unici, ci caratterizza. Ci permette di rendere meraviglioso e sorprendente ogni istante della nostra vita. Sta a noi usare le nostre emozioni come messaggeri o come motori, e non come mostri. Sta a noi non essere preda delle emozioni.

Se lottiamo con un sentimento come la rabbia è probabile che ci affogheremo dentro; se lasciamo che si impossessi di noi ci trascinerà fuori in mare aperto; se invece nuotiamo mantenendo un determinato angolo rispetto alla corrente possiamo trovare il modo per ritornare a riva.

– Donna Farhi –

E ora non mi resta che partire, andare e lanciarmi in questo emozionante Polimeriggio. E chissà potrebbe poi nascerne un altro, sviluppare come osservare e capire le emozioni di chi ci sta intorno! 

E ora vi lascio un po’ di testi che mi hanno aiutato nella costruzione di questo Polimeriggio e grazie ancora.

  • Lavorare con le emozioni nell’approccio costruttivista. Rezonico, Demarco
  • Felicità emotiva. Dalai Lama, Paul Ekman
  • L’intelligenza emotiva. Daniel Goleman
  • Lavorare con l’intelligenza emotiva. Daniel Goleman
  • Lo yoga nella vita. Donna Farhi
  • Le emozioni enzimi della mente. Bottaccioli

Se volete lasciare un commento, sarò felici di “ascoltarvi”.

A presto!

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TANDEM – COUNSELLING TORINO

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