COUNSELLING. OCCHI NUOVI NEL QUOTIDIANO

l'efficacia del Counselling

 I circoli viziosi e l’efficacia del Counselling

Nei mesi di aprile e maggio ho avuto l’occasione di tenere due serate informative sul Counselling. L’esito è stato positivo. Diverse persone si sono dimostrate interessate alle informazioni condivise. Mi hanno chiesto di fornire loro il materiale di questi eventi. Tale situazione mi ha entusiasmata moltissimo. Raccontando alla mia collega di TANDEM Counselling di questi incontri, mi sono ritrovata a proporle di scriverne un blog. E non solo. Abbiamo pensato di affrontare insieme l’argomento COUNSELLING nei post di Facebook del mese di giugno. Era un po’ che non ne parliamo in maniera generale. I nostri post sono diventati molti specifici a seconda dei temi che decidiamo di affrontare.

Voi che ne pensate? Vi piace il nostro approccio?

Ora ritorniamo alle due serate. Parlare di Counselling non è mai scontato. Diverse sono le persone che non conoscono di cosa si tratti.

E allora riprendiamone insieme il significato. La parola Counselling  deriva dal latino consulo.  Avere cura di, aiutare le persone ad aiutarsi.

Ne avevamo parlato nei primi blog, vi ricordate?

Nel Counselling la parola aiuto ha un’importante significato. E’ Inteso come uno strumento di libertà e di  fiducia nella possibilità che ogni individuo possiede. Il Counselling promuove il miglioramento della qualità di vita e il benessere del cliente. Parte dal presupposto che ogni essere umano è unico e irripetibile. E’ un percorso relazionale, un processo in cui un esperto e il suo cliente affrontano insieme una situazione d’empasse in cui non si sa bene come muoversi. Il percorso di Counselling può sostenere la persona in un periodo di confusione. Ogni situazione è soggettiva. L’individuo ha una sua visione di ciò che sta vivendo. Il Counselling propone opportunità di crescita personale. Il Counsellor restituisce al cliente risorse, limiti e responsabilità partendo dal vissuto emotivo che il cliente porta.

L’unico vero viaggio verso la scoperta consiste nell’avere occhi nuovi, non nel ricercare paesaggi nuovi.

Marcel Proust

Il Counselling nasce dall’illuminazione di Carl Rogerspsicologo statunitense, fondatore della terapia non direttiva e noto per i suoi studi sul Counselling. Il Counselling di Carl Rogers prende forma dall’assunto centrale che il cliente “sa di più”. È il cliente che sa quello che lo sta facendo soffrire ed è sempre il cliente a sapere qual è il passo successivo da compiere. Insomma, l’esperto del problema è la persona che ce l’ha. Questo perché le persone sane sono ritenute per loro natura buone e capaci di comportarsi in maniera efficace, capaci di darsi degli obiettivi. Esse sono in grado di compiere scelte autonome. Il Counselling è così connotato da un forte ottimismo, e noi di TANDEM Counselling ci sentiamo molto affini a questo concetto. Ogni essere umano contiene in se stesso le condizioni potenziali di una crescita sana e creativa. Nel Counselling le persone possono essere capite solamente partendo dalle loro percezioni e dai loro sentimenti, ossia dal loro mondo fenomenologico. Per capire un individuo è necessario concentrare l’attenzione non sugli eventi che egli esperisce, ma sul modo in cui li esperisce.

Ma se ogni essere umano è così bravo nel suo quotidiano, allora perché dovrebbe rivolgersi ad un Counsellor? Interessante domanda.

La vita di ognuno di noi è fatta da un utile insieme di abitudini. Esse si susseguono quotidianamente. La sveglia che suona. Il lavarsi e il vestirsi. Il preparare la colazione. L’accompagnare i  bambini a scuola e recarsi al lavoro. E così via. Le abitudini possono essere fortemente positive, in quanto ci permettono di risparmiare notevoli energie mentali. Prepariamo la colazione, ci vestiamo, percorriamo la strada per il lavoro con automatismo. E’ sano.

Ma come ci sentiamo di fronte a degli imprevisti? E’ naturale che nella vita si presentino degli intoppi. Andando a lavoro incontriamo i soliti lavori stradali e questo ci fa innervosire terribilmente.  E quando il cambiamento che ci si presenta è decisamente più impegnativo? Se viviamo una nascita, un nuovo lavoro, il termine di una relazione, un lutto, come stiamo? Ecco questi sono i momenti di empasse in cui le nostre routine vanno in tilt. I nostri circoli virtuosi si trasformano in circoli viziosi in cui fatichiamo a districarci. La nostra mente diventa una trappola. Si riduce la nostra capacità di gestire ed affrontare le circostanze ordinarie e straordinarie della vita.

Ci ritroviamo così in una sorta di  “gioco dell’oca”: comportamenti, modalità di pensiero. Si attiva una spinta che porta ad esaurire le capacità di elaborazione critica e le risorse cognitive ed affettive. Pensare e ripensare è un funzionamento normale nell’essere umano. Quando però il pensiero diventa ripetitivo e ricorrente possiamo avere la sensazione di non riuscire a fermarlo. Ecco questo può essere un campanello d’allarme. Il rimuginio. Rimuginare sulle cose ci dà l’illusione di avere il controllo ma crea solo sofferenza e disagio. Si creano involontariamente nel nostro cervello pensieri negativi e nocivi. “Sono una persona sbagliata”, “non valgo niente”, “nessuno mi vuole”, “non ce la faccio”. È un dialogo interno molto convincente che ci fa dubitare delle nostre capacità e risorse. Sono spesso convinzioni errate, che non si basano su dati concreti e sono frutto di un’interpretazione distorta degli eventi.

Ecco che allora un percorso di Counselling può aiutare nella presa di consapevolezza. E’ nel quotidiano che viviamo nel mondo, nelle relazioni con amici, parenti, familiari, compagni, colleghi di lavoro, collaboratori. Il Counselling si propone di lavorare con il cliente attraverso l’attivazione della resilienza e dell’assertività.

E’ il nostro cervello ad attivarsi nel quotidiano? Ma quale?

Questa domanda potrebbe creare un po’ di sgomento. Possediamo diversi cervelli?

 

Le neuroscienze ci rivelano un’anatomia particolare ed evoluzionisticamente fondata. Come ben sappiamo mente e corpo sono reciprocamente interdipendenti: la mente agisce sul corpo, sulle relazioni e sull’ambiente, elaborando le informazioni e a sua volta è modificata da tali fattori. Il nostro cervello con l’’evoluzione si è sviluppato, ma non modificato. Si sono create strutture sovrapposte che hanno funzioni ben diverse.

 

L’area più bassa del cervello, detto  rettiliano, è la più primitiva. Essa ha il compito di monitorare e modificare le funzioni base dell’organismo (frequenza cardiaca e respirazione) e gli stimoli ambientali (temperatura, cibo ed eventuali predatori o opportunità riproduttive). Quest’area è sede delle risposte comportamentali automatiche al di fuori della consapevolezza.

L’area limbica, sviluppatasi in un momento successivo dell’evoluzione, permette la regolazione e il coordinamento di numerose funzioni dell’organismo, delle emozioni e dei sistemi motivazionali interpersonali.

La neocorteccia si è sviluppata in tempi recenti. Tale area dota l’uomo della possibilità di rappresentazione. Permette all’uomo di formulare concetti che vanno oltre la realtà fisica. Pensare e immaginare in maniera astratta, comporre poesie, pianificare il futuro e ragionare sulla morte.

Il rapporto di integrazione fra queste tre diverse aree del cervello è complicato e spesso sfugge al controllo consapevole.  Il funzionamento dovrebbe vedere come protagonista la neocorteccia, che si occuperebbe di dare senso e significato alle esperienze in stretta connessione con le aree limbiche che aggiungono il tono emotivo all’esperienza e danno l’obiettivo relazionale da perseguire in quel momento. In sottofondo il cervello rettiliano monitora potenziali minacce per la sopravvivenza. In certi casi però questa perfetta integrazione si rompe e a prevale è una sola struttura cerebrale.

Vi ricordate l’ansia precedente ad un esame? Voi avete studiato tutto perfettamente ma in quel momento il vuoto si impadronisce di voi. L’area delle emozioni (limbica) prende il sopravvento ed emerge la paura di fare brutta figura, di non sapere abbastanza.

E quindi? Ecco che nonostante la forma  e la funzione del nostro cervello sia uguale negli esseri umani ecco che le esperienze di ognuno danno forma e funzionamento differente.

Da una stessa parola i significati possono essere diversi. Da una stessa immagine gli occhi possono vedere prospettive completamente diverse. Cosa vedono i nostri occhi? Tutto dipende da ciò che noi percepiamo.

Eccoci tornare a Rogers con il suo dirci che il cliente è il miglior esperto di sé. Tutte queste informazioni per capire insieme come il Counselling non possa fornire la soluzione ai i conflitti interni ma posso stimolare il cervello emotivo e razionale ad attivarsi nel quotidiano. Affinchè ognuno possa prendere coscienza di ciò che dice e fa. Di ciò che è.

 

 

I pesci sono gli ultimi ad accorgersi dell’acqua.

Ludwing Wittgenstein

 

E’ possibile una descrizione oggettiva del mondo? Nel percorso di Counselling non si va alla ricerca della verità, quanto piuttosto al senso. Il Counsellor aiuta la persona a comprendere il significato della condizione umana in cui sta vivendo.

Se volete lasciare un commento, saremo felici di “ascoltarvi”.

A presto!

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